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Come educare un Gatto

Per antonomasia indipendente, il gatto è uno degli animali da compagnia più amati del mondo.
La sua indole libera lo caratterizza e lo differenzia da altri animali domestici, ma questo non deve ingannare sulla possibilità di fargli apprezzare la vita domestica, senza mai soffocare la sua necessità di libertà dall'uomo.

"Educare" un gatto non significa addestrarlo a eseguire degli ordini per il suo padrone, ma indirizzarlo e aiutarlo alla vita domestica e alla relazione con il proprio padrone.

Non è un lavoro difficile, soprattutto se si comincia quando l'animale è ancora piccolo. Nonostante l'apparente carattere schivo e riservato, sono capaci di grandi dimostrazioni di affetto nei confronti della persona che lo prende in cura, a patto che questa rispetti le sue esigenze e la sua indole "selvatica".

Pertanto, il primo passo è quello di conquistare la sua fiducia, concedendogli le coccole che richiede senza mai eccedere e rispettando i suoi spazi. Il gatto ama farsi coccolare ad alte frequenze e basse intensità, quindi la regola d'oro è essere sempre delicati e smettere se il gatto manifesta segnali di irritazione.

"Educare" un gatto non significa addestrarlo a eseguire degli ordini per il suo padrone ma indirizzarlo e aiutarlo alla vita domestica e alla relazione con il proprio padrone.

Cosa fare per educare un cucciolo di gatto

Di norma, un gatto dovrebbe essere separato dalla sua madre e dai suoi fratelli non prima dei due mesi: in questo lasso di tempo impara dalla genitrice i fondamenti comportamentali e relazionali: impara a dosare la forza del suo morso e impara a valutare le situazioni in cui utilizzare gli artigli e quelle in cui è meglio non estrarli. Insegnamenti importanti per la sua vita futura.

Quando arriva in famiglia, ha bisogno dei suoi tempi per abituarsi al nuovo ambiente: non dev'essere forzato e dev'essere lasciata a lui l'iniziativa per il primo contatto con l'uomo. Ogni gatto è diverso dall'altro, ci sono quelli di indole più introversa e riservata e quelli che, invece, cercano da subito l'uomo e le sue attenzioni. In ogni caso, va assecondato.

Durante la fase "educativa" è importante trovare un canale comunicativo con il gatto: a differenza di quanto si potrebbe pensare, infatti, i gatti sono particolarmente reattivi alla voce e alle parole oltre che alla nostra mimica facciale. Bisogna ricordare che l'udito nel gatto è estremamente amplificato rispetto a quello dell'uomo quindi attenzione a non urlare si potrebbe spaventare o arrabbiare.

Nel momento in cui entra in casa, quindi, il gatto diventa uno di famiglia: si può chiamare quando è pronta la pappa, incoraggiare se fa qualcosa di giusto e bisognerebbe evitare di sgridarlo per non danneggiare la relazione che stiamo costruendo.

Una delle difficoltà maggiori quando un piccolo gatto entra in casa è l'insegnamento al rispetto dell'ambiente: non graffiare mobili e non fare i bisogni fuori dalla lettieraFin da subito il gatto deve avere a sua disposizione il tiragraffi in una posizione di passaggio ben visibile a tutti e una o due cassettine igieniche posizionate in punti tranquilli e isolati della casa. Dovrebbe avere a disposizione giochi con cui giocare da solo e giochi da fare con il padrone per migliorare l'interazione.

Non bisogna obbligare il gatto a fare niente con la forza ma, possibilmente, con il gioco.Non create confusione e fate in modo che ogni suo oggetto sia dedicato a una specifica destinazione d'uso: non portatelo a giocare nella cassettina dei bisogni ma fategli capire che quello è lo spazio dedicato alle sue impellenze, lodandolo e premiandolo già dalle prime volte che viene utilizzata.

Trovategli un posto riservato, non troppo in vista e lontano da elettrodomestici rumorosi, il gatto ama la privacy e la tranquillità.
Come detto prima, ogni gatto ha un suo carattere e le modalità di insegnamento possono variare notevolmente, ma una volta creato il canale comunicativo verrà naturale interagire con lui, capirlo e farsi capire.

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