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Cardiomiopatia Dilatativa in un Gatto

Vorrei dedicare questa sezione del blog al racconto di un caso clinico che ho affrontato qualche settimana fa.

Si trattava di un gatto persiano di 12 anni portato in visita per stato stuporoso associato a grave difficoltà respiratoria.

Il paziente presentava edema polmonare e versamento pleurico - così mi è stato riferito - per il sospetto di una cardiopatia.

Dopo aver effettuato un esame ecocardiografico, ho diagnosticato un quadro di sospetta cardiomiopatia dilatativa: il cuore si presentava infatti marcatamente dilatato ed ipocinetico.

La cardiomiopatia dilatativa del gatto era un problema molto diffuso negli anni ’70 quando non si era ancora relazionata l’incidenza del problema con la carenza di taurina. La taurina è un amminoacido che i gatti non sono in grado di sintetizzare, così è necessario integrarlo alla loro dieta quotidianamente.

La carenza di taurina può essere infatti, in alcuni gatti, la causa della cardiomiopatia dilatativa oltre che di una grave degenerazione retinica. Il paziente di cui vi parlavo negli ultimi due anni era stato alimentato con una dieta casalinga esclusivamente a base di pollo che potrebbe avere generato una carenza di taurina. Un altro aspetto da tenere in considerazione sono i gatti alimentati con diete commerciali per cani. Anche in questo caso si corre il rischio di generare una carenza di taurina.

Al giorno d’oggi le diete commerciali sono tutte arricchite di taurina. Il problema si pone quindi principalmente per le diete casalinghe. In questo caso bisogna provvedere alla somministrazione di taurina tramite integratori, dal momento che il contenuto di taurina è estremamente variabile nei nostri alimenti ed è condizionato negativamente da procedure come il congelamento o la tritatura.

Non tutti i gatti presentano lo stesso fabbisogno di taurina, quindi non tutti sono destinati a sviluppare cardiomiopatia dilatativa o degenerazione retinica. Tuttavia, quando questo accade i rischi per il gatto di non sopravvivere sono alti, dal momento che prima che l’integrazione di taurina faccia regredire il problema, sono necessari alcuni mesi.

Durante questo periodo la terapia deve essere particolarmente aggressiva, spesso passa attraverso il ricovero del paziente per consentire un supporto farmacologico alla contrattilità cardiaca e la gestione della concomitante insufficienza cardiaca congestizia.

I rischi di perdere il gatto sono alti ed i costi da affrontare notevoli. Spero che il racconto di questo caso clinico sensibilizzi quanti lo leggano verso l’importanza di prevenire la cardiomiopatia dilatativa del gatto attraverso una dieta equilibrata e specifica.

Dott.ssa Giulia Calogero
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