Displasia e Protesi dell'anca
Che cos’è?
La displasia dell’anca è una malattia ereditaria che si manifesta durante il periodo di accrescimento.
I fattori ambientali, quali l’obesità e l’eccessivo movimento durante la pubertà (soprattutto il correre in modo sconsiderato o il continuo salire e scendere terreni scoscesi o scale) possono aggravare in modo significativo la malattia.
Sono colpite tutte le razze di taglia grande e gigante ad eccezione dei Levrieri, tra queste vanno ricordate il Pastore tedesco, i Retrievers, il Rottweiler, il Bovaro del Bernese, il Terranova, il Setter, il Cane Corso, il Boxer ecc.
Le prime manifestazioni cliniche possono comparire in giovane età già a partire dai primi mesi di vita, tanto la comparsa dei sintomi è precoce tanto più la malattia è grave.
Spesso i segni clinici iniziali vengono trascurati dai proprietari in quanto non riconosciuti come preoccupanti; zoppia, andatura incerta, difficoltà a sollevarsi sugli arti posteriori, riluttanza a mettersi in piedi e a fare i primi passi sono quelli più comuni.
Personalmente abbiamo notato che spesso il confronto con l’andatura di altri cuccioli rappresenta il motivo di preoccupazione e la motivazione della prima visita; a questa va aggiunta la preoccupazione riferita ad esperienze precedenti o a conversazioni con altri proprietari già incorsi in problemi analoghi.
Sempre più allevatori e addestratori informano i loro clienti circa la necessità delle indagini radiologiche precoci.
La malattia generalmente dopo una fase più marcatamente sintomatica (in genere dai 4-5 ai 12-16 mesi di età) con la fine della crescita tende ad attenuarsi per ridiventare più invalidante durante l’età adulta a causa dell’artrosi secondaria.
Anatomicamente si osserva una malformazione dell’articolazione dell’anca (Figura 1, 2, 3), la testa femorale è appiattita e l’acetabolo è poco profondo, con conseguente sublussazione dell’articolazione che nei casi gravi può lussarsi totalmente. L’incongruenza articolare, la lassità legamentosa, la continua sollecitazione anomala dell’articolazione conducono inevitabilmente ad una precoce comparsa di artrosi che specialmente in età adulta è altamente invalidante e dolorosa.
La classificazione della displasia dell’anca adottata dalla Fondazione Salute Animale prevede 5 gradi dalla A alla E, in cui ad A corrisponde un cane esente da displasia ed E è il grado più severo di malattia.
La diagnosi preventiva
La diagnosi preventiva di questa malattia in un cane giovane (4-6 mesi) permette al veterinario, in funzione della gravità, di attuare una strategia volta a controllare la patologia: si può andare dal controllo del peso e dell’attività fisica con la fisioterapia e correzione della dieta fino a proporre interventi chirurgici precoci.
Per tale motivo nei nostri protocolli inseriamo la radiografia di bacino e gomiti (poiché anche questi ultimi possono presentare displasia) a 4-5-6-mesi di età, seguite dalla ripetizione dello studio radiografico ufficiale a 12-15-18 mesi a seconda della razza di appartenenza.
L’indagine radiografica deve essere effettuata in entrambi i casi in sedazione in modo da garantire un buon rilassamento muscolare e quindi il corretto posizionamento per l’esame radiografico, con un tempo di esecuzione medio di circa 20-30 minuti.
Mentre il soggetto è sedato si effettua una seconda valutazione clinica mediante dei test specifici, come il test di Ortolani, che ha lo scopo di identificare un’anomala lassità articolare.
Con la radiografia si valutano i due capi articolari e si classificano secondo i 5 gradi già accennati precedentemente. I segni radiografici sono caratterizzati principalmente dalla comparsa precoce di artrosi ovvero sovra produzione ossea sotto forma di osteofiti, osteocondrofiti e sclerosi ossea.
Opzioni terapeutiche
Nei soggetti meno gravi o in pazienti molto anziani dove l’opzione chirurgica non viene considerata si predilige il trattamento medico a base di farmaci antinfiammatori non steroidei, steroidei e antidolorifici.
La chirurgia offre numerose possibilità, come la sinfisiodesi pubica, la triplice osteotomia pelvica, la dartroplastica, l’ostectomia della testa del femore e ultima ma non per importanza la protesi d’anca.
Gli interventi sopra elencati presentano ciascuno esclusivi criteri di inclusione, spesso necessitano di una diagnosi di malattia precocissima non evitano l’insorgenza tardiva di artrosi e ovviamente come tutti gli interventi chirurgici non sono esenti da complicanze.
La protesi d’anca rappresenta un apprezzabile traguardo in medicina veterinaria, divenuta negli ultimi anni più facilmente utilizzabile grazie alla diffusione sul mercato di impianti veterinari con prezzi più facilmente accessibili e al perfezionamento della tecnica chirurgica.
Anche la protesi d’anca non è priva di complicanze ma la buona riuscita dell’intervento garantisce un’ottima ripresa funzionale dell’articolazione, la scomparsa di dolore e una qualità di vita nettamente superiore.
La chirurgia è caratterizzata fondamentalmente dal posizionamento di una vera e propria protesi che va a sostituire l’articolazione malata. In particolare viene inserito uno stelo nel femore a cui viene connessa una sfera(la testa del femore), mentre a livello della cavità acetabolare si inserisce la coppa.
A seconda della taglia del cane e delle immagini radiografiche viene scelta una protesi di dimensioni adeguate, i tempi per la chirurgia sono relativamente brevi (all’incirca 2 ore), l’intera procedura viene effettuata in giornata senza richiedere il ricovero notturno.
POSTOPERATORIO
Nel periodo postoperatorio si instaura una terapia antibiotica, antinfiammatoria e antidolorifica della durata di circa 10 giorni.
La gestione del cane da parte dei proprietari è importante, la buona riuscita dell’intervento è strettamente dipendente da come il cane trascorre i 30 giorni successivi alla chirurgia.
E’ di vitale importanza mantenere il cane a riposo stretto, evitare salti, corse, scale e passeggiate prolungate per scongiurare la lussazione della protesi. Indicativamente durante il primo mese si raccomandano solo brevi passeggiate al guinzaglio di 5-10 minuti, si incrementa poi gradualmente l’attività fisica fino ad arrivare a passeggiate sempre al guinzaglio di durata maggiore e di maggiore intensità verso i 30 giorni. Fino ai 60 giorni il cane non deve comunque essere lasciato libero, si rivelano molto utili la fisioterapia, il nuoto ma soprattutto la costanza ed il controllo nell’attività fisica.










