DISPLASIA e PREVENZIONE domande e risposte
Introduzione
Il termine generico di Displasia deriva dal greco ("dys" anomalo, “plassein” formare) e indica letteralmente una modificazione della normale formazione di un organo o tessuto.
Nel caso della displasia dell’anca e del gomito nei pazienti canini intendiamo quindi una patologia articolare su base ereditaria che colpisce cani di razza e non, generalmente di taglia media, grande o gigante e che porta ad un anomalo sviluppo delle suddette articolazioni.
Il termine "ereditario" non deve trarre in inganno perché gomiti e bacino alla nascita sono normali ma subiscono delle modificazioni durante il loro sviluppo, nei primissimi mesi di vita, legate ad una serie di fattori di natura anatomica, nutrizionale, comportamentale ecc non sempre facilmente identificabili e controllabili.
Qualunque siano i fattori responsabili di queste anomalie, il risultato è sempre una forma di instabilità/incongruenza tra le superfici articolari che determina, già a partire da 8-10 mesi un quadro osteoartrosico di entità variabile e più o meno invalidante per il soggetto.
Raramente l’artrosi è in grado di determinare dolore acuto ma più verosimilmente il cane si “adatta”a questa situazione e pertanto, nella maggior parte dei casi, la zoppia sarà lieve o si verificherà solo in particolari condizioni (per esempio il cane dopo essere stato sdraiato e fermo per un po’ si alza e zoppica).
Queste patologie sono da sempre oggetto di dibattito in ambito medico e la loro diffusione sempre maggiore ha portato alla formazione di veri e propri gruppi di studio con lo scopo di standardizzare dei metodi di monitoraggio e trattamento.
Attualmente la valutazione ufficiale del grado di displasia dell’anca avviene attraverso un esame radiografico eseguito al completo sviluppo dell’apparato scheletrico, ovvero dopo il compimento del primo anno di età per la maggior parte delle razze, e a 18 mesi per le razze giganti ( San Bernardo, Bovaro del Bernese, Alano, Bull Mastiff, Leonberger, ecc).
Tale valutazione viene effettuata tramite una radiografia con l’animale in anestesia generale o in sedazione profonda che prevede un posizionamento standard ( ventro-dorsale ad arti estesi).
Dato che la maggioranza delle razze predisposte alla displasia dell’anca è compresa anche nell’elenco delle razze a rischio di displasia del gomito, in genere si consiglia di ottimizzare in un’unica seduta anestesiologica, la valutazione radiografica sia del bacino che dei gomiti.
Anche per il gomito sono previsti dei posizionamenti standard che consentono di determinare il grado di modificazioni presenti (semplificando in genere si tratta di due proiezioni ortogonali tra loro una mediolaterale ed una anteroposteriore).
I gradi radiografici di displasia dell’anca sono 5, identificati con delle lettere, a partire dalla A che indica un’anca normale, fino ad arrivare alla E nel caso di articolazioni coxo-femorali con gravi modificazioni osteoartrosiche.
Per il gomito sono invece 4 i gradi di valutazione radiografica, si va dallo 0 per un’articolazione nella norma fino a 3 nei casi di grave artrosi.
Dopo questa introduzione vengono da sè alcune domande e valutazioni.
Posso essere certo di prendere un cane sicuramente non displasico?
Dobbiamo essere onesti, la risposta è NO. Però possiamo basarci sulla componente ereditaria per sapere se il cane ha più o meno rischi di sviluppare la patologia. E’importante quindi valutare attentamente il pedigree, avendo cura di vedere se i genitori, i nonni e i bisnonni del cucciolo hanno ricevuto giudizi negativi vale a dire di esenzione dalla displasia. Purtroppo una buona genealogia non assicura l’assenza della malattia poiché i fattori genetici, ambientali e nutrizionali sono molteplici e la selezione ancora non basta per eliminare totalmente la malattia.
Al momento dell’acquisto di un cucciolo appartenente a una razza a “rischio” le cosiddette “garanzie” rappresentano solo una buona premessa perché il nostro cucciolo sia sano ma nessuno potrà dire se il nostro cucciolo non svilupperà malattia. Il fatto di avere nella genealogia genitori, e meglio ancora, nonni e bisnonni, esenti da malattia sono la premessa perché il nostro cucciolo sia sano ma non possono rappresentare la “certezza” che ciò si verificherà.
Solo attraverso un’attenta selezione, scegliendo per la riproduzione solo i soggetti sani, avendo la cura di eseguire lo studio radiologico di tutti i soggetti appartenenti alle razze a rischio potremo nel corso degli anni diminuire e alla fine eliminare questa malattia dai nostri animali.
Fintanto che per 10 o 100 soggetti esclusi dalla riproduzione perché malati, ne lasceremo riprodurre 1 malato questa malattia rimarrà dentro la razza e nelle generazioni a venire si ripresenterà.
Oltre alla genetica quali sono le cose che posso fare per ridurre i rischi di displasia nel mio cucciolo
Proviamo a considerare un cucciolo di razza gigante, forse appartenente ad una razza molossoide, che già a 5 o 6 mesi raggiunge i 40-45 kg di peso. Adesso proviamo ad immaginare questo cucciolone, vivace e festoso che si lancia giù, nel nostro giardino, correndo all’impazzita, saltando giù da gradini e rive. Accusandosi forse in qualche buca profonda anche 30-40 cm.
Cosa subiranno quei “poveri gomiti” ogni volta che riceveranno tutto il peso dopo un salto forse di mezzo metro? E se in più l’avessimo un po’ troppo alimentato ed invece di pesare 35 kg ne pesasse 45 quali traumi si creeranno sulle giovani articolazioni? Se a tutto questo aggiungessimo che abbiamo un cucciolo che alle radiografie fatte all’età di 4 o 5 mesi presentano un grado lieve di displasia questa malattia di per sé lieve potrebbe evolvere grazie ad i fattori ambientali vale a dire peso e movimento, in senso molto più negativo e portare allo sviluppo in età adulta di un grado di malattia invalidante.
Lo stesso cucciolo, mantenuto al peso forma, (per valutare il peso la vecchia abitudine del “tasto” costale è ancora di riferimento, vale a dire che toccando il costato dobbiamo sempre, percepire la costola sottostante e sentire bene lo spazio fra una costola e l’altra), se verrà portato a passeggiare con regolarità, consentendogli di abituarsi gradualmente al guinzaglio; facendolo giocare quel giusto senza esagerare, evitando quindi di lasciarlo libero di correre tutto il giorno in giardino dietro a gatti, postini, auto e quant'altro, una volta adulto avrà certamente un’attenuazione della malattia e forse potrà vivere una vita sana e normale.
Ma quindi se il cane non ha male e non zoppica come faccio a sapere se potrebbe essere displasico?
Oltre agli esami “ufficiali” è pertanto molto importante, tanto più nelle razze a rischio, eseguire delle valutazioni di tipo preventivo in genere consigliate tra i 4 ed i 6 mesi. Questi studi preventivi è caratterizzato obbligatoriamente da una visita generale e ortopedica ma soprattutto una valutazione radiografica che permetta di “vedere” se sono o meno presenti alterazioni precoci.
Per quanto concerne il bacino, la sola valutazione radiografica standard ed eventualmente una proiezione supplementare ( ventrodorsale con distrazione, per quantificare l’eventuale lassità articolare), permettono di avere un quadro di quello che sarà l’articolazione a completo sviluppo.
Il discorso risulta invece più complesso per i gomiti dove un esame radiografico potrebbe non redimere i dubbi relativi a modificazioni al limite del microscopico che possono però avere grandi ripercussioni sullo sviluppo del comparto articolare.
Per avere un quadro più accurato risulta quindi molto efficace ricorrere all’esame TAC o più correttamente TC (Tomografia computerizzata a raggi X). Questo è un esame relativamente veloce, 20-30 minuti al massimo, che permette di visualizzare quelle strutture anatomiche intrarticolari altrimenti poco o non valutabili.
Ho fatto le radiografie preventive e so che ci sono alterazioni riferibili a displasia cosa posso fare?
Le opzioni in questo caso sono numerose a seconda del grado di displasia di anca o gomito e dell’età in cui queste vengono riscontrate.
Primo fra tutti, il controllo del peso, poi dell’alimentazione e dell’attività fisica che deve essere moderata e non intensa, si raccomanda il nuoto e l’uso ciclico di antinfiammatori non steroidei. Fino a pochi anni fa si effettuavano degli interventi in giovane età di “salvataggio” per le anche, ma si è visto che in età adulta la percentuale di riuscita e la qualità di vita del cane non erano soddisfacenti.
L’intervento che più di tutti dà il miglior risultato è come già accennato la protesi d’anca.
In tale intervento, esattamente come nell’uomo, si sostituisce l’articolazione con una vera e propria protesi, in questo modo si ottiene prima di tutto l’eliminazione del dolore e intuitivamente un’ottima funzionalità articolare eliminando l’incongruenza e l’artrosi.
Per quanto concerne i gomiti invece, più è precoce la diagnosi più è relativamente facile intervenire, ma soprattutto gli interventi precoci offrono una prognosi migliore a lungo termine.
Principalmente si interviene nei casi in cui la TAC mostra alterazioni significative come la presenza di frammenti ossei liberi intrarticolari o perdita di densità ossea.
L’artroscopia, una metodica mininvasiva rappresenta la metodica di elezione in questi casi, in quanto permette un’ottima visualizzazione articolare delle strutture anatomiche, l’asportazione degli eventuali frammenti e la pulizia accurata dell’articolazione.
E’ importante a tale riguardo come già accennato in precedenza effettuare le radiografie preventive, poiché l’esplorazione artroscopica dei gomiti porta a dei risultati ottimali se effettuata tra i 5 e gli 8 mesi di età, più è tardiva la diagnosi più povera è la prognosi e peggiore è il risultato a lungo termine.
Si rimanda alle sezioni sulla displasia dell’anca e sull’artroscopia per maggiori chiarimenti.











